I 10 peggiori annunci pubblicitari del 2017 nel mondo, Classifica

Quali sono le pubblicità peggiori di quest'anno? Piccoli e grandi brand chiamati in causa tra cui Nivea, Dove e Pepsi.

I peggiori annunci pubblicitari
0 195

Ogni anno il mercato lancia pubblicità terribili, messaggi pessimi da bandire immediatamente. Abbiamo stilato la classifica dei 10 peggiori annunci pubblicitari del 2017, una lista completa dove potrete scoprire quali sono i più brutti ads dell’anno.

Messaggi subliminali, offensivi, a volte addirittura razzisti; gaffe certamente scappate a pubblicitari inesperti, privi di consigli creativi. Anche, ma non solo. La classifica dimostra come alcuni colossali errori possano sfuggire anche alle grandi marche, con enormi budget alle spalle. L’anno sta per terminare, voltiamoci per un secondo e scrutiamo i peggiori messaggi pubblicitari mai visti, anche solo per puro divertimento.

Partiamo a ritroso, cominciando dai “meno gravi”. Siete pronti per scoprire chi regna incontrastato sul podio dei peggiori annunci pubblicitari del 2017?

Quali sono le peggiori pubblicità dell’anno?

10. Spot “Luv Bug” di Volkswagen (Voto: C)

Due anni or sono il brand automobilistico perse buona dose di credibilità e fiducia da parte dei suoi clienti, a causa dello scandalo sulle emissioni. Anche la creatività pare aver abbandonato il marchio, prova ne è l’annuncio recente comparso sugli schermi televisivi. Una coppia espande le dimensioni della propria auto mentre allarga in contemporanea la famiglia. Man mano che i componenti aumentano, il Maggiolino inizialmente protagonista dello spot, viene sostituito progressivamente con autovetture più grandi, tra cui la Jetta e l’Atlante. Creatività pari a zero per questa sterile pubblicità Volkswagen.

9. Tweet di “Christmas Prince” di Netflix (Voto: C-)

Netflix è solitamente un grande esperto di marketing, tanto da essersi conquistato posti di tutto rispetto nelle classifiche riguardanti le migliori pubblicità dell’anno. Anche le aziende più brillanti possono però perdere di vista il target, proponendo idee banali e scontate. Il gigante dello streaming mondiale ha recentemente tolto una pagina dal playbook di Spotify, utilizzando i suoi dati di visualizzazione per sponsorizzare una bizzarra campagna di marketing su Twitter, in onore delle festività natalizie. Pessima scelta, un flop totale, per nulla apprezzato dai fan.

8. Sprint di Verizon (Voto: C-)

Alcuni brand lottano fino all’ultima idea per partorire spot originali, brillanti, unici. Altri sono ormai così noti da divenire pigri, privi di immaginazione. Questo è il caso di Sprint, re degli annunci di tale tipologia negli ultimi anni. Questa pubblicità fittizia è dedicata ad un negozio chiamato: “Twice the price” (due volte il prezzo). Che accade? Sprint chiama Verizon addebitando il doppio dei costi. Banalità all’ennesima potenza.

7. Tweet di Uber sui prezzi in offerta (Voto: D)

La situazione di Uber durante l’ultimo anno si è rivelata particolarmente disastrosa. Una serie di insuccessi che non ha risparmiato nemmeno la sezione marketing. La frustrazione dei clienti di Uber ha raggiunto l’apice a gennaio, dopo che la società di condivisione guida pareva stesse tentando di sfruttare uno sciopero dei taxi per abolire la riduzione dei prezzi all’aeroporto di JFK (New York.). L’alleanza dei taxisti New Yorkesi si opponeva al divieto di immigrazione posta dal presidente Trump. Nel giro di poche ore l’hashtag #DeleteUber è divenuto virale; moltissimi clienti hanno cancellato l’app dal proprio smartphone. Uber ha poi dichiarato formalmente le proprie scuse, l’ex amministratore delegato Travis Kalanick ha chiarito la posizione dell’azienda in merito all’immigrazione. La società non ha però fatto ulteriori passi per sostenere la propria posizione.

6. Gaffe e-mail della maratona di Boston Adidas (voto: F)

Il noto brand Adidas ha subito forti crisi all’inizio del 2017, forse per l’e-mail di marketing più scadente della storia. Il marchio sportivo ha infatti inviato un messaggio congratulandosi con i corridori “sopravvissuti” alla maratona di Boston, proprio come indicato nell’oggetto della mail. Perché tale indignazione? Nel 2013 la stessa maratona fu protagonista di un terribile attentato, che causò 3 morti e decine di feriti. L’uscita totalmente insensibile di Adidas è stata una grandissima caduta di stile, un errore quasi imperdonabile. Il brand ha fatto ammenda inviando un ulteriore messaggio, nella speranza di poter cancellare il messaggio: “Congratulazioni, sei sopravvissuto alla maratona di Boston”.

5. Annuncio Instagram di Kaiewei Ni con “scrollbait” (Voto: D)

Abbiamo già sentito parlare di clickbait, tuttavia il produttore cinese di sneakers Kaiwei Ni ha portato la situazione ad un livello successivo, introducendo un nuovo tipo di annuncio: lo scrollbait. L’ads è stato progettato per ingannare l’utente, facendo apparire una specie di pelo finto sullo smartphone. Nel tentativo di toglierlo pulendo lo schermo, il visitatore viene dirottato sul sito del brand. L’annuncio comparso su Instagram è stato prontamente rimosso, poiché ha violato le regole della piattaforma social. L’account del produttore è stato cancellato; l’annuncio non era un’idea divertente, piuttosto un furbo trucchetto poco costoso per ingannare gli utenti. Un ads malevolo, quasi hacky, proprio come ha dichiarato Mike Janiak, VP creativo di Fluid.

4. L’annuncio del “papà morto” di McDonald’s nel Regno Unito (Voto: D)

McDonald’s e Leo Burnett U.K. hanno fatto un bel buco nell’acqua con questo annuncio, criticato per via dello sfruttamento del lutto infantile. Lo spot mostra la madre di un ragazzo che racconta le caratteristiche del padre. Il giovane si rattrista, poiché trova poche somiglianze con sé stesso. Tutto ciò fino a quando non mangia un Filet-O-Fish da McDonald’s, che ovviamente era anche il preferito di suo padre. Le persone hanno giudicato la pubblicità disgustosa, tanto che l’autorità degli Standard pubblicitari del Paese ha ricevuto circa 100 reclami. McDonald’s ha quindi deciso di ritirare lo spot dal mercato.

3. La campagna “White is Purity” di Nivea (Voto: F-)

Nivea, da sempre sinonimo di bellezza e grazia femminile, ha lanciato lo spot “White is Purity” (bianco è purezza) in Medio Oriente con lo scopo di pubblicizzare l’invisibile deodorante che non macchia i vestiti. Evidentemente il copywriter ingaggiato per il lavoro non ha pensato a quanto tale messaggio potesse apparire razzista. ICiò ha dato subito scandalo, indignando la popolazione e facendo la “felicità” dei razzisti. “Qualsiasi campagna pubblicitaria con lo slogan ‘White Is Purity’ è così palese che pare impossibile nessuno abbia fermato l’idea prima di portarla a termine” dice Michael Mothner, fondatore e CEO dell’agenzia WPromote. “L’unica plausibile spiegazione è che inizialmente lo spot non fosse dedicato al medio oriente, l’operazione marketing è così assurda da divenire quasi comica”.

2. Annuncio Facebook di 3 secondi “razzista” di Dove (Voto: F-) 

Facebook ha suscitato notevole indignazione durante lo scorso ottobre, quando la pubblicazione di un video della durata di 3 secondi apparso su Facebook mostrava una donna nera che si toglieva la maglietta, svelando una donna bianca sotto. Per lo spettatore medio, il clip sembrava implicare che per essere attraenti sia necessario avere la pelle più chiara. Il tutto ha lasciato l’amaro in bocca agli utenti, offuscando oltretutto il tanto elogiato marketing di Pro-Women di Colomba, costruito negli ultimi 10 anni. Il brand cosmetico Dove ha immediatamente rimosso il video, chiedendo scusa su Twitter. Il marchio Unilever pare fermamente intenzionato a non ripetere l’errore, ha infatti istituito un nuovo processo interno dedicato alla creazione e alla valutazione della creatività pubblicitaria.

1. Annuncio di protesta di Pepsi e Kendall Jenner (Voto: F-)

Pepsi ha debuttato la sua attività commerciale tra varie proteste proprio all’inizio di quest’anno; mai avrebbe immaginato il disastro che si sarebbe in futuro rivelato. Forse nessuna pubblicità è mai stata insultata come quella dello spot di soda che vede Kendall Jenner protagonista. Nell’annuncio la donna abbandona il lavoro di modella per partecipare ad una protesta nel 2017. Pepsi voleva forse condividere un messaggio di pace e aggregazione, utile per avvicinare i cittadini. Purtroppo gli spettatori hanno tradotto lo spot come uno stratagemma per cooptare il movimento Black Lives Matter a scopo di lucro. Un enorme disastro per il brand, incubo senza fine e un racconto di ammonimento per gli altri.

I marketer mondiali sono ora cauti nell’affrontare le questioni “sensibili”, le agenzie dal loro canto stanno denunciando gli errori interni. .

Commenti
Loading...